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ROMA – Sono l’ingegnere nucleare Giulio Occhionero, 45 anni, e la sorella Francesca Maria, 49, le due persone arrestate per presunta attività di cyberspionaggio ai danni del premier Matteo Renzi come della Banca d’Italia, della Camera e del Senato. Ma dalle carte dell’inchiesta, dietro i loro nomi e profili professionali legati alla consulenza finanziaria e bancaria, muovono legami con la massoneria che rendono l’attività di spionaggio messa in atto torbida e tutta da decifrare nei suoi reali obiettivi.

I fratelli Occhionero erano residenti a Londra ma domiciliati a Roma e molto noti nel mondo dell’alta finanza capitolina. Vengono loro contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. Secondo l’accusa, da anni, almeno dal 2012, avrebbero infettato i computer delle loro vittime con il malware denominato Eyepiramid per sottrarre informazioni.

E’ l’ordinanza di custodia cautelare a certificare nero su bianco i legami di Giulio Occhionero “con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia ‘Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione’ di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge di Grande Oriente d’Italia”. Il giudice “ritiene che l’interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato a giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia come d’altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di captazione”.

Ma gli indizi raccolti in altre inchieste (P4, ndr) lasciano intendere che la vicenda di spionaggio “non sia un’isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità” adottate da Giulio e Francesca Maria Occhionero.

Laureato alla Sapienza di Roma, Giulio Occhionero riassume su Linkedin il suo profilo definendosi un “analista impegnato e professionale (…) autore di un approccio innovativo alla descrizione dei fenomeni randomici basato sulle sue personali ricerche sull’equazione di Boltzmann”. A cui si aggiungono “solide esperienze nello sviluppo del business, la costruzione di partnership, nei processi di automazione e implementazione di DevOps attraverso Windows”. L’ingegnere conclude la descrizione dicendosi “impegnato a fornire servizi di standard eccezionale con esperienza nel raggiungimento degli obiettivi richiesti attraverso strategie e concetti innovativi”.

Quanto alla Westland Securities, la società dei fratelli Occhionero finita a sua volta nell’inchiesta, l’ingegnere la definisce “una start-up privata nata per lo sviluppo di strumenti quantitativi per la consulenza bancaria e finanziaria, in seguito impegnata in iniziative di private equity e gestione delle risorse”. Proprio il gip Tomaselli ricorda come proprio attraverso Linkedin sia confermato e assuma “particolare rilievo che la società Westland Securities ha fornito consulenza al governo statunitense in un operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto”.

Francesca Maria Occhionero, laureata anche lei alla Sapienza, evidenzia sul social i “circa quindici anni” in cui “ha ricoperto ruoli direzionali all’interno di diverse società e in consigli di amministrazione, occupandosi e maturando quindi esperienza sia nei settori tipicamente connessi allo start-up di nuove aziende, alla gestione aziendale in genere (gestione del personale, dell’amministrazione, del contenzioso -legal, societario, amministrativo e giuslavoristico-) che in quelli più direttamente legati alla gestione delle relazioni con la clientela”.